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Faust, Teatro Regio di Torino, May 2003
Giuseppe Sabbatini as Faust and Leontina Vaduva as Marguerite
Photo by Ramella and Giannese from La Repubblica

Il Faust di de Ana libero e scintillante, La Stampa, 1 June 2003 [excerpt]
Faust con cast non sempre a fuoco, Gli Amici della Musica, 21 June 2003
Faust, terza pelle di Sabbatini, Sistema Musica, 17 May 2003
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Il Faust di de Ana libero e scintillante'
Paolo Gallarati, La Stampa, 1 June 2003 [excerpt]

[...] I buoni cantanti creano un clima di festa: così, l'altra sera, il pubblico ha interrotto sovente lo spettacolo per applaudire uno splendido Giuseppe Sabbatini-Faust, tenore che conosce l'arte delle sfumature come un pittore specialista nei colori pastello.


Faust con cast non sempre a fuoco
Roberta Pedrotti, Gli Amici della Musica, 21 June 2003

Ottima invece la concertazione di Michel Plasson attenta alle voci ben calibrata nelle dinamiche perfettamente integrata allo spettacolo
TORINO - C.Gounod Faust, Teatro Regio 8 giugno 2003. Penultimo titolo del cartellone sabaudo il FAUST di Charles Gounod approda al Teatro Regio nel nuovo allestimento di Hugo De Ana che, pochi mesi fa, aveva inaugurato la stagione dell'Opera di Roma.Un cubo trasparente e labirintico è l'unico elemento scenico che De Ana, con fantasmagorici effetti di luce irradiati in tutta la sala, tramuta ora nella Chiesa ora nella casa di Marguerite, ora nello studio di Faust ora nel lussuoso bordello dove si svolge la Notte di Valpurga. Faust compare come una sorta di dottor Caligari in un inquietante laboratorio sul cui tavolo si trova il cadavere di una giovane donna (Marguerite); l'ambientazione belle epoque ricca di riferimenti all'espressionismo (la scena della Chiesa), ad Ensor (i saltimbanchi che accompagnano i soldati), all'art nouveau avvicina alla vicenda di Faust la crisi del positivismo che generò nella prima metà del secolo scorso mostri ben peggiori di Mefistofele.

La borghesia che nel 1859 volentieri si specchiava nella rassicurante versione del dramma di Goethe approntata da Barbier e Carré per Gounod, si rivede mezzo secolo dopo incosciente sull'orlo di un precipizio. Purtroppo lo spettacolo, adattato alla sala del Regio, perde molte delle sue immagini più forti e provocatorie, soprattutto nelle soppressione delle danze che riduce la notte di Valpurga ad un brevissimo inciso, mentre l'azione, costantemente immersa in una tetra penombra, non appare sempre chiaramente intelligibile e coinvolgente. Così la ricerca estetica di De Ana lascia talvolta perplessi per particolari superflui o di non immediata comprensione (i bambini simboleggianti l'innocenza di Marguerite, i coppieri nudi nel reliquiario per Le Veau d'Or, Méphistophélès in tunica bianca, quasi un arcangelo, nel finale). Uno spettacolo non pienamente risolto, ma con non pochi elementi stimolanti, anche dal punto di vista musicale. Il maggior motivo d'interesse della compagnia di canto era costituito da Giuseppe Sabbatini nel ruolo di Faust, uno dei suoi indiscussi cavalli di battaglia. Il tenore romano si è dimostrato ancora una volta prodigo di preziosità vocali (il do smorzato in Salut demeure, tutta sul filo della mezzavoce) ed accenti appassionati (i duetti con Margherite, la scena del duello), tuttavia non è apparso nella sua forma migliore, denunciando qualche segno di stanchezza.Carlo Colombara è un Méphistophélès sicuro e pienamente convincente: si potrebbe desiderare maggiore brillantezza nella ballata Le veau d'or, si inseriva perfettamente nello spettacolo con un'ottima sua resa scenica e vocale. Il baritono Jean-François Lapointe presta a Valentin voce bella e vigorosa, da rifinire però nell'emissione e nel legato. Se poi i tedeschi hanno ribattezzato l'opera Margarethe "han certo il lor perché" vista l'assoluta centralità della protagonista, che Leontina Vaduva ha interpretato con intensa partecipazione (soprattutto nel monologo che apre il quarto atto e nella scena del carcere) e vocalità di bel colore, ma non sempre a fuoco, purtroppo, nell'agilità e nell'acuto. Bene la Marthe di Martine Mahé, meno il Siebel alterno di Isabelle Calls; Wagner era Carlo Di Cristoforo. Ottima infine la concertazione di Michel Plasson, attenta alle voci, ben calibrata nelle dinamiche, perfettamente integrata allo spettacolo, di cui condivide la cifra cupa ed inquietante con grande eleganza e consapevolezza stilistica. In gran forma l'orchestra ed il Coro del Regio (istruito da Claudio Marino Moretti), come sempre bravissimo. Pubblico attento, partecipe, ampiamente soddisfatto.


Faust, terza pelle di Sabbatini
Sistema Musica, 17 May 2003

Ha già cambiato pelle tre volte, senza mai alterare la sua natura: da giovane suonava il basso elettrico in un gruppo rock e avrebbe voluto diventare il Jaco Pastorius italiano; poi si è diplomato in contrabbasso trasformandosi in un apprezzato concertista. Soltanto dopo ha studiato canto e indossato la pelle del Giuseppe Sabbatini che conosciamo, il "quarto tenore" dell'Olimpo lirico. La sua carriera è sotto gli occhi di tutti e a leggere la sua biografia sembra che abbia interpretato tutte le opere del mondo; la sua voce straordinaria  nella quale si riconoscono «la pastosità di De Stefano, la facilità di Pavarotti e la tecnica di Kraus»  è corteggiata dai migliori direttori d'orchestra del mondo. È curioso, dunque, ricordare che al primo provino importante, nel 1991, il tenore romano fu bocciato dal maestro Muti, lo stesso che cinque anni dopo lo volle per lo Stabat Mater di Rossini e per il Rigoletto dando così avvio a un sodalizio artistico che ha caratterizzato molte fortunate stagioni della Scala. Primo italiano a cantare Bach a Salisburgo, nella Nona di Beethoven ha stabilito un record suonandola come primo contrabbasso all'Arena di Verona e qualche anno dopo cantandola sotto la direzione di Muti. Di se stesso dice: «Mi sento musicista prima che tenore» e sta già pensando alla sua pelle futura, quella di direttore d'orchestra, sogno della sua vita.


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This page was last updated on: March 19, 2004